IN EVIDENZA


Un tour dedicato ai camici bianchi di domani




Qui puoi rivolgere le tue domande agli oncologi della Fondazione


Oncologi, pediatri e coach di calcio insieme per insegnare stili di vita corretti. Testimonial d'eccezione, il mister Max Allegri!


Con due testimonial d'eccezione ....


La nostra campagna in favore degli over 65 residenti in Italia


L'organo ufficiale di informazione della nostra Fondazione. Leggete i numeri pubblicati


Scarica le nostre schede su 18 diversi tipi di neoplasie


Tutte le risposte alle tue domande sul cancro


Scarica i libretti informativi di AIMaC sul cancro


L'allenatore può essere un maestro anche della prevenzione del cancro


La quarta arma contro il cancro


La pagina dell'associazione WALCE (Women Against Lung Cancer), associata alla Global Lung Cancer Coalition


La copertina del libro "Il male in-curabile", realizzato dalla nostra Fondazione (Intermedia editore), presentato il 24 luglio 2014 al Ministero della Salute
2016-10-06
Studio: la 'sfortuna' non è la causa principale del cancro
Roma, 6 ottobre 2016 - La 'sfortuna' ha sicuramente un ruolo nell’insorgenza dei tumori, ma non grande quanto affermato lo scorso anno da alcuni scienziati in uno studio molto criticato. La ricerca attribuiva infatti a mutazioni casuali la maggior parte dei casi di cancro. A confutare la teoria un altro studio, sempre focalizzato sulle mutazioni nelle cellule staminali adulte, pubblicato su Nature dall'Università di Utrecht. I ricercatori olandesi hanno studiato le mutazioni del DNA nelle cellule staminali adulte di fegato, intestino e colon di una serie di volontari tra 3 e 87 anni, verificando che indipendentemente dall'organo o dall'età della persona il numero di nuove mutazioni che si accumulano è stabile, con una media di 40 l'anno. Questo, spiega Ruben Van Boxtle, uno degli autori, contrasta con la teoria della 'sfortuna'. "Siamo stati sorpresi di trovare praticamente lo stesso tasso di mutazioni in organi con incidenza di tumori molto diversa tra loro. Questo suggerisce che la semplice accumulazione di errori 'sfortunati' nel DNA non può spiegare la differenza di incidenza, almeno per alcuni tumori".